E’ andata così.

il 7 dicembre – giorno del suo compleanno – il mio compagno si è regalato e mi ha regalato un viaggio.

Era molto tempo che per questioni lavorative e famigliari non andavamo lontano e lui ne ha patito parecchio, a questo aggiungete che è stato un anno molto duro questo 2014 (ci siamo trovati a vivere un aggravamento della malattia di mia madre lavorando moltissimo e facendo avanti ed indietro da Domodossola anche 3 volte alla settimana per un periodo) e che io il 7 dicembre ero, sì sfinita di stanchezza, ma anche piena di lavoro e di preparativi per il 2015.

Paolo ha fatto anche il bel gesto di dirmi che era tutto assicurato e che quindi se volevo potevo anche non accettare senza creare tragedie economiche.

Io ho detto si.

Sembra assurdo, ma non è stato facile.

Lo confesso, a me andare così lontano non piace, ho iniziato a farlo solo da quando lo conosco ed ogni volta è stato un trauma.

Fino a che non ci siamo conosciuti per me viaggiare voleva dire girare l’Italia per mostre e concerti e poi andare a Londra naturalmente (anche se ho tutt’ora una insana passione per la Riviera Romagnola e per l’Austria).

C’erano anche i viaggi di lavoro ovvio: Dublino, Parigi, Bruxelles, Amsterdam, tutti gli hub europei delle multinazionali americane per le quali ho lavorato. E ancora Londra, ovvio.

Da un certo punto degli anni 2000 in poi però mi sono abituata a viaggi lunghi e frequenti, mi ricordo il mitico 2005: Messico, Bali, Egitto, Londra (tutto lo stesso anno, eravamo pazzi e tanto più ricchi).

Il 7 dicembre del 2014 erano ben 7 anni che non andavamo in Asia ovvero che non viaggiavamo secondo i parametri paoleschi, quindi nonostante le mie preoccupazioni lavorative e famigliari siamo partiti: è stata una esperienza interessante ed illuminante – del viaggio in sé ne voglio parlare con un post dedicato la settimana prossima – qui vi voglio raccontare cosa ho imparato:

– un popolo può essere autenticamente odioso o autenticamente disponibile e gentile solo che a colpo d’occhio purtroppo non si riesce a distinguere

– davanti alle disgrazie da viaggio PB ed io siamo un vero team: a questo giro siamo sopravvissuti ad un catamarano che surfava l’Oceano Indiano su  onde di 5 metri (non fatelo mai, non ho mai pregato così intensamente in vita mia) e alla sparizione di un bancomat (inghiottito da un ATM malandrino appena arrivati a KOH SAMUI) recuperato dopo varie telefonate ed imprecazioni neanche 24 ore dopo (siamo stati molto fortunati: in Tailandia non fate mai prelievi da sportelli bancomat che non hanno indicazioni in inglese GIA’ STAMPATE SULLA CABINA DI PRELIEVO)

– è ufficiale sono anziana, non ho mai sofferto per il jet lag, ma questa volta ci ho messo almeno 5 giorni a ripigliarmi e non è uno scherzo

– col jet lag è arrivata l’insonnia e tanti pensieri si sono amplificati, ho avuto modo di giocare con i miei cattivi pensieri per ore e questo è stato in realtà un bene

– la SCOPERTA PIU’ BELLA DI TUTTE PERO’ E’ STATA QUESTA: l’ultima volta a KOH SAMUI ero veramente molto infelice, continuavo a pensare che le persone che vivevano lì erano felicissime e fortunatissime. Quest’anno invece mi sono sentita io molto felice e molto fortunata perchè tornata a casa avrei avuto il mio lavoro e la mia attività che amo molto. A volte è difficile perchè ad esempio oggi sono VERAMENTE più povera che nel 2007 (e PB ne sa qualcosa), ma sono tanto tanto più contenta della mia vita. Sono tornata a Milano con un rinnovato vigore e motivazione a CREARE LA VITA CHE DAVVERO VOGLIO

– una mattina, credo il giorno di Santo Stefano, ho fatto gli esercizi per l’anno nuovo di Susannah Conway Pioveva a dirotto e ho scritto con calma per circa un’ora protetta da una tettoia di tek nel dehor di Starbucks nel centro di Chaweng, sono stata molto leggera e concentrata e ho scoperto che la mia parola per il 2015 è SELF CARE

 

COSA HO LETTO SOTTO L’OMBRELLONE

Saggi che non avevo fatto in tempo a finire durante l’anno: molto bello il libro piccolo ma denso di Mariachiara Montera, il libro di Francesca Marano sul business plan e il secondo libro di Jennifer Lee sull’arte di fare business con la parte destra del cervello

Romanzi belli e commoventi: questo di Lisa Corva fra i tanti, ma soprattutto la nuova serie della Beaton per Astoria (67 Clarges Street)