Ultimamente penso spesso ai miei giorni fiorentini – forse perchè sto vivendo delle assonanze del sentire, seppur molti anni e molte esperienze dopo.

A Firenze ci sono andata per la prima volta nel 1986 in gita scolastica, a me della gita e dei compagni interessava proprio poco, io avevo solo due pensieri fissi: Contempo Records ed Inferno e Suicidio. Contempo era la Mecca di tutti noi cultori della new wave italiana ed il commesso (poi socio) era Nicola Vannini il primo cantante dei Diaframma. Inferno e Suicidio era una catena di negozi stilosi e dark che andava tantissimo in quegli anni, il negozio di Firenze era noto come uno dei più ricchi di stimoli, anche da Londra.

Quella gita finì a parlare di New Gold Dream dei Simple Minds con i capelli pieni di dentifricio (don’t ask), ma soprattutto finì con un bottino di Vinili sopraffini e con un paio di pantaloni adorati poi per anni acquistati insieme al primo paio di Clipper nere.

A Firenze poi ci ho quasi vissuto, per lavoro, dal 2001 al 2004.

Ci andavo tutte le settimane, a volte per tutte la settimana, lì c’era il mio cliente più importante e lo dovevo seguire.

Mi sono abituata in fretta: camera preferita al Grand Hotel Minerva di Piazza Santa Maria Novella, iniziavo presto al mattino, facevo una pausa pranzo lunga beandomi dell’arte ad ogni angolo, lavoravo ancora fino a verso le nove e poi uscivo.

Uscire a Firenze era bellissimo, da sola o in compagnia,

Andavo da Beccofino in piazza degli Scarlatti o in qualche osteria di quartiere, camminavo molto di notte pensando ai miei primi anni fiorentini, all’energia internazionale della città, alle terrazze in primavera, a David Leavitt che non se ne voleva andare, a Pitti Trend, a Tondelli.

Erano anni in cui ambivo cancellare il mio passato, non mi andava di parlarne con nessuno della mia vecchia doppia vita musicale, volevo essere irreprensibile, fare carriera, diventare presto dirigente e fare un sacco di soldi.

Un giorno però ho incontrato B. che come prima cosa mi ha invitato alla mostra Un week end post moderno alla stazione Leopolda, io alla mostra non ci sono andata perchè non volevo rischiare di piangere davanti ad uno semisconosciuto, ma ho accettato di andare a Settignano la sera e da li è iniziata una amicizia che è durata un sacco di anni.

Parlavamo un sacco soprattutto di notte, soprattutto di musica e libri, era bellissimo.

A volte mi veniva a prendere in pausa pranzo e mi portava in collina, a volte andavamo per dischi o solo in giro nella notte.

Una amicizia dura e pura: io fidanzata e ormai sulla strada della quieta convivenza, lui pieno di donne e di storie anche parallele.

Insomma io di Firenze mi ricordo la notte (B. se per caso mi leggi sono stati giorni belli). Soprattutto la notte.

Di giorno facevo i conti con il mio passato: assumevo gente e la pagavo bene, la voce si era sparsa, arrivavano tutti.

Gente del vecchio giro, gente della Materiali Sonori, gente dei Dischi del Mulo.

Tutti disperati, mi raccontavano la loro storia che facevo finta di capire solo in parte e che invece era anche la mia: tutto quello che volevano erano i soldi.

Erano i soldi per pagare le bollette, la spesa, per sopravvivere.

Io dicevo semplicemente che facevano bene, cercavo di non pensarci troppo.

Per fortuna c’era la notte.

 

Per saperne di più

Per sapere la storia della wave italiana la cosa migliore è guardare il documentario CROLLO NERVOSO

Il titolo del post  è un omaggio a loro che insieme ai Diaframma ovviamente mi hanno cambiato la vita