Vivo in una casa di cortile.

Per chi non ne ha mai vista una significa sapere – volenti o no – i fatti dei propri vicini.

Dopo un po’ ti abitui, anche se l’estate può essere problematica.

Ci siamo vissuti in diretta divorzi, crisi esistenziali, feste universitarie (moooolto lunghe), malavita («a Milano quando affitti non sai a chi affitti» si e’ giustificato il padrone di quell’appartamento), malattie più o meno gravi e poi lei, la mia preferita: La Moglie Perfetta.

E’ arrivata e in due mesi ha rivoluzionato la casa che è diventata un idillio ordinato di greige e di bianco.

La osservavo al mattino – bonariamente invidiosa, lo ammetto – quando in pantaloncini corti di jeans maglietta appena stirata e ciabattine rosse tacco 12 su gambe chilometriche e sempre abbronzate caricava la lavatrice, dava una ripassata al bagno, piegava i panni.

Aveva i capelli «biondo perfetto» sempre ritoccati, un lavoro di responsabilità (Bocconi e poi stage dove aveva conosciuto il marito bocconiano come lei), andava in palestra tutte le mattine prima di andare al lavoro e una volta alla settimana la sera al corso di salsa.

Dopo poco è arrivata una bambina, lei è tornata magra tonica e perfetta in un battibaleno.

Aveva tutto: nuovi miglioramenti al lavoro, la bambina, la casa perfetta, i capelli perfetti, l’auto perfetta.

Me la ricordo quando il venerdì sera usciva con le amiche vestita come una della tv. Check!

Me la ricordo fare sesso appassionato con il marito una volta al mese quando la bambina era dai nonni. Check!

Mi ricordo il corso di pole dancing per mantenere il pavimento pelvico tonico (ebbene si!). Check!

Mi ricordo i week end al mare e le vacanze in destinazioni moderne ed attrezzate. Check!

C’era solo un piccolo problema, la bambina piangeva molto, moltissimo. A volte incessantemente per un’ora. Lei Tiger Mom ante litteram la lasciava piangere. La bambina al mattino cercava il papà per fare colazione, per giocare, per ridere. Lei si agitava ma non troppo.

L’ho rivista qualche giorno fa.

Pantaloni della tuta, maglietta sbiadita, infradito di gomma, capelli con la ricrescita castana lunga mesi, la coda, pallida, era in balcone che teneva per mano la bambina e guardava il cielo. Smarrita.

«Non so cosa mi è successo. A un certo punto mi sono sentita stanca, stanca, stanca, stanchissima. Non riuscivo più a fare niente. Niente niente eh? M. era a fare un corso all’estero, stava via 3 settimane, io invece di organizzare tutto come al solito ho fatto un gran pasticcio. Ho persino smesso di andare a lavorare, non ce la facevo. Adesso sono in aspettativa per motivi di salute. Non so cosa faremo, per adesso stiamo qui in balcone a guardare gli aerei che passano»

La bambina naturalmente non piange più.