Sapevi che impariamo fin da bambine come dovrebbe apparire il nostro corpo perché sia considerato accettabile e vincente? Le fiabe ci insegnano che la principessa è sempre bellissima, che il principe viene rapito dalla sua bellezza, che le sue antagoniste sono brutte e sgraziate. Certe informazioni presenti nel subconscio si trasmettono come memoria cellulare nel nostro DNA. Magari da bambina tua madre ti paragonava alla tua amichetta coi capelli lunghi e biondi, dicendoti quanto fosse carina lei a differenza di te che eri un maschiaccio; oppure ascoltavi i tuoi genitori che criticavano una zia perché era grassa e sciatta nel vestire. Gli stereotipi che la società ci propone tutti i giorni, gli ideali di bellezza inarrivabili diventati canoni estetici sono informazioni che abbiamo ricevuto durante l’infanzia, in modo del tutto inconsapevole, e che ci hanno condizionato nel nostro modo di relazionarci innanzi tutto con noi stesse, prima ancora che con gli altri.

Se ti guardi allo specchio, cosa vedi? La risposta a questa domanda non è la stessa per tutte le donne, non solo perché i corpi possono avere caratteristiche molto diverse gli uni dagli altri ma anche per le convinzioni assorbite dalla nostra memoria cellulare. Se hai un seno generoso, guardandoti allo specchio potresti vergognartene o desiderare di averlo più piccolo o andarne fiera: molto dipende dall’educazione che hai avuto e dalle esperienze vissute dentro e fuori casa. E benché tu oggi, da adulta, sia in grado di comprendere che, per esempio, i compagni di classe che ti prendevano in giro a scuola manifestavano le loro insicurezze, ciò non vuol dire che i ricordi legati a questi avvenimenti spiacevoli abbiano su di te un effetto meno potente.

D’altro canto, molte di noi sono state cresciute – e si sono salvate – acquisendo contemporaneamente un altro tipo di cultura, secondo la quale la bellezza è solo apparenza e le donne sono molto di più che bambole carine e ben vestite. Riappropriarsi del proprio corpo per oltre un decennio ha significato per le donne trascurare l’estetica, per coltivare la profondità d’animo e la ricchezza interiore. Questi aspetti – bellezza fisica e bellezza interiore – sono ancora oggi considerati antitetici, nemici. La verità è che piacersi “fuori” implica un lavoro meticoloso sul “dentro”. Il modo in cui ti vedi, e in cui pensi che anche gli altri ti vedano, è strettamente legato al modo in cui ti senti con te stessa. Per amare il tuo aspetto fisico, non hai bisogno di metterti a dieta o cambiare colore di capelli. Questi sono solo gesti esteriori. Bisogna andare più in profondità: se non ti piace il tuo corpo, quasi certamente non ti piace la donna che sei.

Cosa fare, allora, per amarti completamente e ricostruire la frattura tra il “dentro” e il “fuori”, per far sì che la tua bellezza diventi una caratteristica che permea la tua persona nella sua interezza? Inizia da “dentro”. È la parte più difficile, ma se non affronti i tuoi ricordi dolorosi, il tuo senso di inadeguatezza, se non impari ad abbracciarti da “dentro”, non ci saranno diete o tinture per capelli che possano restituirti l’armonia con te stessa.  Prima di affrontare la tua immagine allo specchio, guardati dentro. Ci vorrà del tempo per concederti complimenti al posto di autocritiche ma ne varrà la pena. Con l’accettazione completa di te stessa accrescerai la tua autostima, sarai più sicura di te e brillerai di una bellezza autentica, che emana da “dentro”. Sei pronta a guardarti allo specchio?

 

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