Dico in giro che se non avessi passato gli anni migliori chiusa nella mia cameretta ad ascoltare gli Smiths e leggere Tondelli (e Virginia Woolf e Barbara Pym e Thomas Mann e miriadi di fanzine e di riviste musicali) non sarei diventata la persona che sono.

Sarei lei

O lei

Due persone che ammiro veramente e che penso siano felici soddisfatte e senza troppi grilli per la testa.

E invece…

WHAT DIFFERENCE DOES IT MAKE?

Sono stata una outsider da quando avevo 11 anni almeno: vestiti di seconda mano, scarpe da uomo e libri di archeologia sotto il braccio.

L’estate dell’83 l’ho passsata ad ascoltare The Lebanon degli Human League in loop sulla spiaggia di Terracina.

Nell’84 il fidanzato grande di mia cugina mi ha portato una cassetta C90: da un lato Closer dei Joy Division, dall’altro Five leaves left di Nick Drake.

Mi si è aperto un mondo nuovo.

The Cure, tutta la scena post punk, cose oscure e decadenti.

La new wave italiana.

Mi sentivo a casa, scrivevo lettere a ragazzi e ragazze in tutta Italia, parlavamo di musica, di viaggi, di libri, di film, lettere lunghissime.

Gli Smiths non li conoscevo ancora.

STILL ILL

Era l’estate del 1986, le riviste musicali parlavano di The Queen is Dead come del disco perfetto, lo comprai.

Quei testi: allora non ero pazza! C’era qualcuno che mi capiva, che sentiva come me, che parlava come me…”sweetness I was only joking when I said I’d like to smash every tooth in your head”

Non sarei MAI PIU’ stata sola.

Giravo con Oscar Wilde e compravo dischi degli Smiths a scatola chiusa.

Il primo fu un ennesimo shock, questa volta musicale, la chitarra di Johnny Marr era perfezione pura e non mi avrebbe mai lasciato.

E l’ultimo, sottovalutato e bellissimo, ascoltato credo per interi pomeriggi lato A/lato B e poi ancora e quella canzone della vita “Nothing’s changed I still love you, oh, I still love you …Only slightly, only slightly less than I used to, my love”.

Poi i tuoi dischi solisti, la mattina, era sabato, quando per caso dal discaio di Glasgow ho trovato la prima tiratura del 12″ di The last of the famous international playboys, quella Michael’s Bones sconvolgente.

Il tempo è passato, sono diventata “grande” i tuoi dischi uscivano, li compravo sempre con una certa foga, a volte li ascoltavo moltissimo (Vauxhall and I), a volte li facevo andare via, ma poi tornavano da soli (Maladjusted, You are the Quarry).

SPEEDWAY

La prima volta dal vivo ti ho visto nel 1999, un momento particolare.

Mio padre era mancato da pochi mesi, non me la sentivo, ma una persona che frequentavo da poco mi ha regalato il biglietto.

Mi ricordo che mi piacevano più i tuoi fan di te, poi alla fine inaspettata “Last Night I dreamt that somebody loved me”, che per me è valsa il concerto e probabilmente l’inizio vero di una relazione che dura ancora oggi.

Nel 2006 per fortuna eri a Villa Arconati, Paolo non ha voluto venire ed è stato meglio cosi. Brutto anno il 2006.

Due anni fa sono stata in forse fino all’ultimo, poi non me la sono sentita, troppa emozione.

Questa volta mentre compravo i biglietti online per me e per Paolo, mi è arrivata una notizia terribile che mi ha fatto mollare la transazione e tutto il resto e correre a Glasgow.

Per me era chiusa così.

Invece martedì una fatina buona mi ha dato due accrediti, ho invitato su facebook perchè PB era via e Irene che vedo poco, ma è una delle mie persone preferite al mondo perchè è creativa come pochi e cucina da dio, Irene dicevo, ha detto “Ma si vengo!”

Così ieri sera ti ho visto.

I video all’inizio erano bellissimi – quella Nico meravigliosa che se avessi mai voluto essere qualcun’altro è proprio lei in quel video.

I tuoi riferimenti ironici e culturali di più (Annie Sexton? Dio mio Annie Sexton!).

Tu sei in forma e canti bene ed il posto era infame e magari se eri più giovane te ne andavi anche e invece ci hai graziato della tua performance da Elvis che ha deciso di divertirsi.

CARO MOZ

Pensavo di emozionarmi, di piangere, gioire, ricordare.

Non ce l’ho fatta.

Era come se fossi in una teca.

Era come se fossi venuto in Italia per antiquari e scarpe a farti un giro e dentro ci hai messo anche qualche concerto.

Non mi ha emozionata nemmeno How soon is now, ho pianto un pò su Speedway perchè su Speedway dal vivo non posso non piangere, ma era tutto così 2014.

“and when you’re standing
on my fingers
can you see it in your heart?
and when you try
to break my spirit
it won’t work
because there’s nothing left to break
anymore”

Caro Moz,

ti voglio tanto bene.

Continuerò a leggere tutti i tuoi libri, credo che fra poco metterò gli Smiths giovani e bellissimi come immagine di copertina su Facebook, spero un giorno per strada di poterti stringere la mano, ma non verrò mai più ad un tuo concerto.

Scusami.

Francesca

p.s però per ieri sera ti devo ringraziare. Essere diventata grande non è mai stato così bello e rilassante. Ciao.